Nostalgia: perché il passato continua a chiamarci (e cosa possiamo farne oggi)

Un sabato sera, gennaio 2026.
Non riesco a dormire, ho bisogno di scrivere.

Prendo il mio pc, mi preparo una tisana calda, accendo un po’ di musica in sottofondo e mi siedo al tavolo della cucina.

Amo sempre scrivere mentre tutti dormono, quando la sera diventa notte, fuori è buio, c’è silenzio e in me nascono le idee.

Dimenticavo: prendo anche i fazzoletti. Perché spesso quando scrivo in questi momenti, piango. O meglio, mi emoziono. Del resto scrivere per me è proprio questo: emozionare – chi legge – ma soprattutto emozionarmi.


Veniamo a noi. Cosa volevo dire?

Negli ultimi giorni su Instagram sta girando un trend che si chiama #2016. Persone di ogni età stanno pubblicando foto del loro 2016, esattamente dieci anni fa: viaggi, amicizie, amori, città lasciate, versioni di sé che oggi sembrano lontane.



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Come spesso accade con le tendenze social, alla fine si rivela molto più di un gioco per l’algoritmo – o meglio, questo è lo scopo tendenzialmente primario di tutti i creator che postano questi contenuti. Ma in fondo c’è qualcosa di più importante. È una porta emotiva che si apre. E che ci parla di cambiamento, o meglio, della paura del cambiamento.

La nostalgia funziona così: arriva quando abbassiamo la guardia. Scorri una foto sul tuo smartphone e, all’improvviso, senti una morsa allo stomaco, una lacrima che scende e, allo stesso tempo, un sorriso nascere sulle labbra. La nostalgia, proprio lei.

Non è solo ricordare. È sentire.

Il mio 2016: Londra, la fretta e l’inconsapevolezza

Con il trend che impazza e tutti gli account che postano foto e video del 2016, non ho potuto non andare a riguardare il mio. Con gli iPhone fai questo: scrolli la vita.

Nel 2016 avevo 26 anni e vivevo a Londra. Una città che non era semplicemente un luogo, ma uno stato d’animo. Colori, rumore, sogni lasciati sui tavoli insieme alle birre e alle sigarette. Gli amici erano famiglia, non per modo di dire: lo erano davvero. La famiglia che ti scegli, quando quella in cui sei nata è lontana e ogni sorriso, gesto, abbraccio e chiamata diventa più prezioso che mai.

Il futuro era tutto lì davanti, aperto, possibile. E io avevo fretta. Fretta di crescere, di fare – carriera, cose, viaggi, di arrivare. Chissà dove poi, mica lo sapevo. Fretta di essere “qualcun’altra”, sempre un passo più avanti della me del presente.

Quella fretta aveva un prezzo, anche se allora non lo capivo: l’insoddisfazione. Anche mentre vivevo quelli che molti chiamano i migliori anni della nostra vita, non riuscivo a sentirmi pienamente lì. Perché quando non sai abitare il presente, niente sembra mai abbastanza. Tingevo i capelli da sola, allora. Prima rosso ciliegia, poi arancione fluo, mogano e tutte le sfumature nel mezzo. La frangetta da pin-up, poi il ciuffo da Ariel, poi un po’ a caso, quel che veniva perché diamine, a 26 anni chissenefrega! Insomma, capelli e stili sempre diversi, in trasformazione. Come me: in divenire continuo, senza sapere dove stessi andando, ma convinta che dovessi andare. Da qualche parte.

Cos’è davvero la nostalgia

Lo ammetto, sono una persona estremamente nostalgica di natura. Il passato mi ha sempre affascinato. Quando nel 2010 andai al cinema a vedere Midnight In Paris di Woody Allen mi sentii subito come Gil, Owen Wilson, il protagonista. Era uno scrittore sulle nuvole innamorato degli Anni 20, periodo storico in cui, secondo lui, sarebbe stato più felice.

Il concetto del film è proprio la nostalgia, o meglio anemoia – la nostalgia di momenti non vissuti. Il punto, la morale del film, però, alla fine è questa: non esiste una vera epoca d’oro, come la chiama Adriana, Marion Cotillard, musa di Picasso e altri pittori del Novecento. Lei che negli Anni 20 ci viveva, sognava la Belle Epoque. Insomma, nessuno è mai felice nel momento che sta vivendo. Romanticizziamo il passato e lo rendiamo, nella nostra mente, migliore del qui e ora, anche un passato che non abbiamo mai vissuto.



La nostalgia non è solo malinconia. È un’emozione complessa, fatta di tristezza e gioia insieme. È il tentativo del corpo di tornare in un luogo che non esiste più nello stesso modo. Dal punto di vista dell’intelligenza emotiva, la nostalgia è una risorsa: ci permette di dare senso al nostro percorso, di integrare chi siamo stati con chi siamo oggi. Non ci chiede di tornare indietro, ma di riconoscere. In questo senso, la nostalgia è memoria attiva. È la parte di noi che dice: “Sei stata questa persona. Non lasciarla andare”

Nostalgia, scelte e vite possibili: la lezione di Matt Haig

Nel libro La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig, la protagonista si trova in una biblioteca sospesa tra la vita e la morte. Ogni libro racconta una vita che avrebbe potuto vivere se avesse fatto scelte diverse. È un’immagine potentissima, che sin dalla mia prima lettura mi è arrivata dritta al cuore. Perché parla di rimpianto, certo, ma soprattutto di accettazione – qualcosa che nel 2016 non sapevo fare, ma oggi sì, o almeno ci provo.

Alla fine, anche qui il messaggio è chiaro: ogni scelta è quella giusta, perché è l’unica che abbiamo vissuto davvero. Ogni vita è fatta di tappe, non di versioni perfette. La nostalgia, allora, non serve a giudicare il passato. Serve a riconoscerlo come parte integrante del nostro cammino. Senza ieri non ci sarebbe oggi, nè domani. E non importa se hai fatto quel viaggio, quel lavoro, hai vissuto in quel posto o in un altro. Qualsiasi cosa sia accaduta ti ha portato qui, ora.

E non esistono universi paralleli, UpsideDown alla Stranger Things dove altre versioni di te vivono altre vite, con altre persone, in altre vesti, camminando altre strade.

Ci sei solo tu nel tuo presente. Dagli valore, perché è l’unica cosa che conta.

Nostalgia come pratica di consapevolezza

Sorrido perché mi accorgo che la nostalgia è per me un mezzo per capire il mondo. Ce la vedo in tutto, come se fosse un filtro. La ritrovo nei libri che leggo, nelle cose che scrivo, sul grande schermo del cinema e nelle serie tv che guardo sul divano di casa con i miei gatti in braccio.



Non è un caso che sia divengtata anche il tema del percorso di libroterapia umanistica che sto tenendo alla libreria La Ciurma di Como. Quello che sto percependo dal gruppo è che questa potente ma sottovalutata emozione fa parte delle vite di tutti, non solo grazie al trend social del 2016. I libri, poi, sono strumenti di grandissimo valore che ci permettono di vedere nelle storie degli altri qualcosa di nostro, che altrimenti non sapremmo cogliere.

Leggere insieme, condividere storie, attraversare emozioni comuni è un atto di mindfulness narrativa (stay tuned a questo proposito, perché potrebbe presto arrivare un percorso di questo tipo!): un modo per rallentare, ascoltarsi, riconnettere i fili della propria storia. La nostalgia è un’emozione condivisa, molto più di quanto crediamo. Ci rende umani, non fragili. Ci ricorda che il cambiamento non cancella ciò che siamo stati: lo include. Siamo tutti versioni aggiornate dei noi stessi di ieri, come gli iPhone e le app che usiamo ogni giorno per postare pezzi e attimi di vita.



Non so bene dove voglio arrivare con tutto questo. Ma sai che c’è? Nel 2026 sono magari più noiosa del 2016, ho i capelli meno sgargianti e meno vestiti cool, ma mi piaccio molto di più. So chi sono, so chi voglio essere e diventare. So ascoltarmi un poco di più e accogliere i momenti che vivo. Cerco sempre di più di riportare qui la mente che galoppa ancora verso il futuro, per godermi ciò che c’è, quello che ho, con gratitudine e presenza. Nel 2016 avevo tanto, ma non questo.

Forse crescere non significa lasciarsi alle spalle le vite di prima. Forse significa smettere di rincorrerle e iniziare ad ascoltarsi nel presente.

5 libri per fare un viaggio nella nostalgia

Se queste parole sentimentali ti hanno fatto scendere una lacrimuccia, se anche tu hai riguardato il tuo 2016, se senti anche tu il richiamo del passato e vuoi attraversarlo in modo consapevole, ecco cinque letture che accompagnano.

  1. Matt Haig – La biblioteca di mezzanotte: per riflettere sulle scelte, i rimpianti e le vite possibili
  2. Marcel Proust – Dalla parte di Swann: un classico sulla memoria involontaria e il tempo interiore
  3. Natalia Ginzburg – Lessico famigliare: per esplorare la nostalgia come radice emotiva
  4. Joan Didion – L’anno del pensiero magico: per comprendere il legame tra perdita, memoria e trasformazione
  5. Le nostre anime di notte – Kent Haruf: sul guardare indietro, ma anche andare avanti
  6. L’impossibile ritorno – Amélie Nothombe: viaggi in luoghi dell’anima per ritrovarsi e perdonarsi

La nostalgia, dunque, come tutte le emozioni chiede di essere ascoltata. E tu, quale tempo, luogo o versione di te senti bussare più forte oggi?

A inizio febbraio partirà una nuova edizione del percorso di libroterapia umanistica in collaborazione con la Libreria La Ciurma di Como, con un nuovo tema (salutiamo la nostalgia, ciao ciao). Trovi qui tutte le info e i dettagli. I posti disponibili sono limitati e per ancora qualche giorno c’è uno sconto. Perché leggere, come ricordare, è un atto di cura. Un modo per non perdere i pezzi di noi lungo la strada.

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