Filtri, deepfake e intelligenza artificiale stanno cambiando il modo in cui ci vediamo: ma che impatto hanno sulla percezione di noi stessə e sulla nostra autostima? Scopri come mantenere il controllo sulla tua immagine digitale e ritrovare il valore della tua autenticità.
Ti è mai capitato di scattarti una foto, applicare un filtro e poi non riuscire più a farne a meno? Di guardarti allo specchio subito dopo e sentire che c’è qualcosa che non torna? O magari di rivedere un vecchio scatto senza ritocchi e pensare che non eri abbastanza? Se sì, sappi che non sei solə. L’intelligenza artificiale sta riscrivendo il modo in cui ci percepiamo. Con un click possiamo rimuovere rughe, affinare i tratti, ingrandire gli occhi, perfezionare il sorriso. Una versione di noi “migliorata”, iperrealistica, ma che porta con sé una domanda inevitabile: chi siamo davvero, se l’immagine che mostriamo non ci assomiglia più?
Qualche tempo fa ho provato per curiosità un’app che trasforma i selfie in ritratti perfetti (ebbene sì, anche una life coach può avere delle insicurezza, anzi, ne ha molte). Ho visto una versione levigata di me, con la pelle impeccabile e gli occhi brillanti, una vita più sottile e gambe lunghissime. Sembravo riposata, più giovane, quasi irreale. Ammetto che per giorni (giorni!) ho pensato: “E se fossi davvero così?”. Quell’immagine era un inganno, eppure mi attraeva, molto. Perché?
La realtà filtrata dall’AI: un nuovo specchio digitale
Film e serie TV hanno esplorato a fondo l’infinita galassia dell’intelligenza artificiale, anticipando spesso i nostri dilemmi attuali. “Black Mirror” ha più volte raccontato il pericolo di una tecnologia che deforma la realtà, mentre il film “The Congress” (2013) di Ari Folman affronta il tema della digitalizzazione dell’identità e della perdita del sé autentico. Anche “Deep Fake Love”, recente docu-serie, mostra quanto le immagini manipolate possano influenzare emozioni e relazioni. “Uglies” (2024) film con Joey King su Netflix mostra ancora una volta un mondo distopico in cui l’umanità si divide in due fazioni: chi ha subito un upgrade con l’AI e chi è ancora “normale” e quindi… brutto. Agghiacciante.
Ma non serve guardare la fantascienza per accorgersi dell’impatto di questi strumenti: basti pensare alla crescente pressione estetica sui social media, dove versioni idealizzate di volti e corpi diventano lo standard da raggiungere. App come FaceApp, Remini e strumenti AI di editing video creano una sorta di “io 2.0”, perfezionato e distante dalla realtà. Questo ha conseguenze profonde sul nostro benessere psicologico, generando ansia, insicurezza e una costante insoddisfazione.
Vero, sono stati eliminati i così detti “filtri bellezza” da Instagram, ma è rimasto tanto altro.
Gli studi di psicologia dimostrano che più le immagini di sè vengono alterate, perfezionate, più aumenta il senso di insicurezza sociale. In altre parole: l’autostima vacilla.Una volta vista la versione più bella di sè, è come se quella originale ormai non fosse più abbastanza, mai. Può essere divertente, certo, giocare con la tecnologia per vedere come staremmo con un taglio di capelli più corto o lungo, vestite in un certo modo o con un rossetto piuttosto che un altro. Però allora qual è il limite tra il gioco e la perdita di autenticità?






















Intelligenza artificiale: distorsione della realtà e perdita di autenticə
Questa qui sopra sono io. O meglio, la versione 3.0 di me. Quella perfetta, senza difetti, con la pelle liscia come seta, capelli che sembrano disegnati e silhouette da urlo.
Questa non sono io.
Questa è una versione distorta di me. Come se allo specchio ci fosse un dispositivo elettronico che cancella le imperfezioni e migliora ogni caratteristica (ricordo il 2009, quando all’università studiavo Photoshop e applicavo l’effetto blur e lo strumento gomma per perfezionare la pelle e cancellare i piccoli difetti delle modelle nelle immagini. Quanto è successo da allora…).
Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ti permette di riscrivere la tua immagine con pochi click. Ma a quale prezzo? La continua esposizione a versioni “migliorate” di te stessə può portarti a sviluppare una percezione distorta della tua identità, alimentando il confronto con modelli irrealistici. Studi recenti evidenziano come l’uso eccessivo di filtri e AI nei contenuti personali sia correlato a livelli più alti di ansia sociale e insoddisfazione corporea.
Il libro “Human in the loop. Decisioni umane e intelligenze artificiali” di Paolo Benanti esplora l’interazione tra esseri umani e intelligenze artificiali, analizzando come le decisioni umane siano influenzate dalla tecnologia e viceversa. Benanti approfondisce le implicazioni etiche e sociali dell’IA, offrendo una prospettiva equilibrata sull’integrazione tra umano e artificiale.
Il libro “Selfie: How We Became So Self-Obsessed and What It’s Doing to Us” (al momento non disponibile in Italia) di Will Storr analizza invece il legame tra narcisismo digitale e benessere psicologico. Anche podcast come “The Happiness Lab” di Laurie Santos approfondiscono come la percezione di sé sia influenzata dalla cultura digitale e come puoi ritrovare un equilibrio.
Forse anche a te è capitato di guardare una tua foto modificata e pensare: “Perché non sono così nella realtà?”. Questo pensiero è il primo segnale di una disconnessione tra la tua immagine autentica e quella che la tecnologia propone come ideale.
Accettazione e self-love nell’era dell’AI
La vera sfida oggi è riscoprire la bellezza della tua autenticità. Accettarsi non significa rifiutare il cambiamento, ma riconoscere il valore di ciò che sei senza dover conformarti a un’idea di perfezione imposta dalla tecnologia.
Ti propongo un esercizio semplice: osserva una tua foto senza filtri e nota le emozioni che emergono. Riesci a vedere la bellezza nella tua immagine reale? Può sembrare difficile all’inizio, ma con il tempo diventa un atto di auto-compassione potente.
Un altro esercizio utile è limitare l’uso di filtri per una settimana, scegliendo invece di concentrarti sulla tua espressione autentica nei contenuti che condividi.
Inoltre, è fondamentale sviluppare un approccio più consapevole alla tecnologia. L’AI può essere uno strumento straordinario se usata con criterio: può aiutare a esprimere creatività, migliorare la qualità delle immagini senza stravolgerle, persino supportare la diversità e l’inclusione se usata in modo etico. Ma non deve sostituire la tua identità.
Conclusione: sei più di un algoritmo
L’intelligenza artificiale ti mette di fronte a uno specchio nuovo, ma non devi lasciare che sia lei a definirti. La tua bellezza risiede nella tua unicità, nelle imperfezioni che raccontano la tua storia, nelle emozioni che nessun algoritmo potrà mai replicare.
Accettarti in un mondo che propone costantemente versioni perfette di te stessə è un atto di coraggio. Vuol dire scegliere di essere reale, con tutte le sfumature della tua essenza. L’AI può aiutarti a esplorare nuove forme di espressione, ma non deve diventare il filtro attraverso cui vedi il tuo valore.
Sei più di un’immagine perfetta. Sei emozioni, storie, esperienze. E nessuna tecnologia potrà mai sostituire la verità di ciò che sei.
Chiedere aiuto ti rende una persona forte e coraggiosa
Se stai attraversando un momento difficile, anche a causa di sensazioni che nascono dal tuo confronto con gli altri o con l’intelligenza artificiale, ricordati che chiedere aiuto fa di te una persona piena di consapevolezza, sensibilità e coraggio.
Chiedere aiuto è il primo passo per stare meglio: ci sono tante figure professionali che possono supportarti in un percorso che guarda all’interno e non all’esterno di ciò che sei. Psicoterapeuti, life coach che lavorano sulla crescita personale, counselor, mentor e figure professionali legate al mondo della mindfulness.
Se hai vissuto delle situazioni simili, ti ritrovi in quanto hai letto, lascia un commento al post:
è importante condividere le esperienze, parlare con le altre persone di qualcosa che ci riguarda tutti
e tutte.
E se desideri intraprendere un percorso di coaching per lavorare su di te, contattami mandando una mail a [email protected]. Fissiamo una call conoscitiva gratuita e senza impegno per valutare insieme se e come procedere. Ti aspetto!
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