Perché essere consapevoli è necessario per avere una comunicazione efficace

Nathaniel Branden, psicoterapeuta e autore canadese, lo definisce il primo pilastro dell’autostima: vivere consapevolmente.

In mancanza di questo fattore, una persona non può comprendersi né riconoscersi e quindi rispettarsi. In altre parole, non può provare stima per se stessa.

La consapevolezza di sè è una risorsa tutt’altro che scontata, assolutamente necessaria per imparare a comunicare in modo efficace, in tutti gli ambiti della vita di un individuo.

Essere consapevoli significa conoscere se stessi, sapersi esprimere attraverso le parole (livello verbale), ma anche con il linguaggio del corpo (livello non verbale).

Senza capacità di essere presenti a noi stessi non possiamo affermare di conoscerci completamente e veramente.

Che cos’è la consapevolezza

I sei pilastri dell’autostima di N. Branden è uno dei testi che più mi ha accompagnato nella mia formazione di Life Coach. A pagina 95, Branden definisce così la consapevolezza:

Quando viviamo consapevolmente, non crediamo che i nostri sentimenti siano una guida infallibile per giungere alla verità.

Che cos'è la consapevolezza?

Vivere in modo consapevole significa vivere con responsabilità nei congronti della realtà. La consapevolezza, in pratica, vuol dire:

  • Una mente attiva e non passiva: scelgo attivamente di essere consapevole del momento presente.
  • Essere calati ne “qui e ora” senza perdere di vista il contesto: essere presenti non vuol dire sperimentare solo la parte fisica del momento, ma percepirne anche il contesto in cui si inserisce
  • Aprirsi alle possibilità: sono i nostri bisogni, desideri, valori e obiettivi personali a determinare che cosa è importante. Ma se diamo per scontato che non abbiamo mai niente di nuovo da imparare, possiamo definirci consapevoli?
  • Saper distinguere fatti, interpretazioni ed emozioni: l’altro corruga la fronte (fatto); io vedo quel gesto come segno di suo disappunto nei miei confronti (interpretazione); mi sento ferito e vittima di un torto (emozione). Una persona consapevole di sè sa capirne la differenza.
  • Riconoscere e affrontare l’impulso a evitare tutto ciò che è faticoso o doloroso: non c’è nulla di più naturale che voler evitare situazioni pericolose che ci evocano paura o sofferenza. Ma a volte affrontarli è necessario, e per riuscire a respingere quel bisogno di scappare, è necessario riconoscerlo.
  • Preoccuparsi di verificare che le proprie emozioni siano in linea con gli obiettivi: spesso non c’è coerenza tra ciò che diciamo di volere e ciò che sentiamo. Se manca questo allineamento, manca consapevolezza e quindi autostima.
  • Cercare dei feedback nell’ambiente esterno: una persona consapevole sa che può trovare le risposte che cerca dentro e fuori di sè. Il mondo, cioè il contesto, può restituirci riflessioni importanti su di noi.

Consapevolezza e comunicazione efficace

Va da sè che tanto più siamo consapevoli di noi stessi (vedi tutti gli elementi nella lista qui sopra), più avremo la capacità di essere incisivi nei nostri modi di comunicare.

Per capire come si può comunicare efficacemente, facciamo un piccolo passo indietro e ripassiamo i 3 livelli della comunicazione dell’essere umano.

  1. Comunicazione verbale
    Scelta dei vocaboli, la grammatica e la sintassi, tutto ciò che viene detto a parole e che dà le informazioni essenziali di un messaggio.
  2. Comunicazione non verbale
    Gesti, movimenti del corpo, espressioni facciali, prossemica. In poche parole: dove guardo, come mi muovo, che cosa indosso.
    Questo livello racconta i nostri stati d’animo, comunica le emozioni.
  3. Comunicazione paraverbale
    Tono di voce, frequenza e ritmo vocale, utilizzo di pause e silenzi.
    Lo stile comunicativo (passivo, aggressivo o assertivo) di una persona si definisce principalmente da qui.

Ogni situazione è diversa, ma per comunicare in maniera efficace sono cruciali due passaggi:

  • la consapevolezza di sè, come abbiamo visto
  • l’ascolto attivo del proprio interlocutore

Mi soffermo su quest’ultimo aspetto molto importante. Che cos’è l’ascolto attivo?
Anche questo è stato uno degli argomenti fondamentali nella mia formazione di life coaching.

Ascolto attivo e comunicazione efficace

Come funziona l'ascolto attivo e la comunicazione efficace

Mi piace cominciare un capitolo con il titolo di un libro che ho letto e amato. Ascolto attivo ed empatia di Daniele Trevisani è un manuale e saggio di approfondimento sul tema dell’ascolto nella comunicazione.

La verità è che troppo spesso quando comunichiamo abbiamo a cuore solo ciò che vogliamo dire, quello che pensiamo noi rispetto a qualcosa. Ma per poter comunicare in modo chiaro ed immediato il proprio punto di vista, è necessario conoscere e capire quello dell’altro.

L’ascolto deve essere quindi attivo. Non dobbiamo solo sentire le parole dell’interlocutore, ma asoltare con tutti i nostri sensi. Da un suo movimento degli occhi possiamo capire il suo stato d’animo attuale e di conseguenza dire o fare qualcosa di pertinente alla situazione.

Ascoltare in modo attivo vuol dire fruire di tutte tre i livelli di comunicazione e usarli come boomerang. Un coach, per esempio, deve praticare l’ascolto attivo dei suoi coachee, affinché il percorso sia efficace e prezioso per la persona.

Se un coach sa cogliere il verbale, il non verbale e il paraverbale del suo cliente, allora potrà restituirgli degli strumenti utili (feedback) per la sua crescita personale.

Ma questo accade a tutti ogni giorno: mentre parliamo con il partner di faccende domestiche, al lavoro con un collega o un capo, per strada o al supermercato, in banca, in famiglia e con gli amici.

La comunicazione efficace ha delle linee guida precise: esistono percorsi di studio su questo tema immenso, quindi non diamolo mai per scontato. Si parte dalla consapevolezza di sè e dall’ascolto.

Il resto te lo racconto un’altra volta… Stay tuned!

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