Comunicare in modo chiaro, non solo veicolando informazioni, ma sopratutto raccontando come ci sentiamo. Attraverso i segni non verbali
Comunicare in modo efficace. Non è forse quello che vogliamo tutti?
La consapevolezza è la chiave delle nostre relazioni, è ciò che rende possibile un’interazione costruttiva con l’altro e che ci permette di comunicare efficemente in ogni situazione.
Ma non basta essere consapevoli di sé stessi, perché la comunicazione passa attraverso tre livelli imprescindibili l’uno dall’altro: il primo è la comunicazione verbale – che raccoglie tutte le informazioni essenziali tramite i vocaboli che scegliamo di utilizzare.
Da qui nasce il livello del paraverbale: tono e intensità della voce, frequenza e ritmo vocali, utilizzo di pause e silenzi. Il paraverbale è ciò che rende appetibile uno speech o una presentazione e, al contrario, noioso un dialogo.
Del paraverbale parlo in modo approfondito nell’articolo sulla comunicazione assertiva, che ti consiglio vivamente di leggere se senti di relazionarti agli altri in modo passivo o aggressivo (o passivo-aggressivo).
E poi c’è tutto ciò che riguarda le espressioni facciali, la direzione dello sguardo, la posizione e i movimenti del corpo. In 3 parole: comunicazione non verbale.
A differenza del verbale, i segnali non verbali ci comunicano gli stati emotivi di una persona. Che cosa sente e prova in quel momento.
Quando parliamo, il corpo può dire tantissimo di noi – anche se non ce ne accorgiamo. Basti pensare alle occasioni in cui ci siamo trovati di fronte una persona ansiosa o spaventata.
L’ansia e la paura, nella maggior parte dei casi, sono emozioni triggeranti che si manifestano nel corpo in maniera più violenta rispetto ad altre: movimenti veloci e scattosi, sguardo che “scappa”, voce rotta, sudorazione, pallore in viso, tremolio…
Insomma, se applichiamo l’ascolto attivo – ascolto che presuppone un’attenzione a tutti tre i livelli della comunicazione – possiamo cogliere in modo chiaro lo stato emotivo dell’altro.
Ma cerchiamo insieme di capire come l’interpretazione del linguaggio corporeo può essere determinante nel cambiare il punto di vista sul proprio interlocutore.
I segnali non verbali da ossevare

Il corpo è il mezzo fisico attraverso il quale ci esprimiamo verso l’esterno. Nello specifico, i movimenti e gesti più rappresentativi delle nostre emozioni sono:
- le espressioni del viso
- i movimenti degli arti
- la postura del corpo
- la distanza che teniamo rispetto all’interlocutore
- l’abbigliamento che scegliamo di indossare
Ebbene, già Charles Darwin aveva osservato la capacità di esseri umani e animali di esprimere le emozioni attraverso specifiche posture.
Ma è negli anni 70 del ‘900 che avviene la vera svolta scientifica.
Il ricercatore Paul Ekman, con l’aiuto di Wallace V. Friesen, dimostra che gli individui appartenenti a società e luoghi diversi tra loro sono in grado di usare le stesse espressioni non verbali.
Come esperimento, vengono fatte osservare ad alcuni membri di una tribù isolata della Papua Nuova Guinea le espressioni facciali di individui occidentali.
Pur non avendone mai visto uno, né conoscendo televisione o giornali, le persone esaminate furono in grado di riconoscerne le espressioni del viso e altri segnali del corpo.
Linguaggio del corpo e comunicazione efficace: errori da evitare
Attenzione però: pensare che un determinato gesto o movimento può significare una cosa soltanto sarebbe un errore.
I segni non verbali vanno infatti interpretati e letti in base al contesto, non esiste un significato univoco che vale per tutti sempre.
Una postura ricurva, accasciata in avanti, potrebbe sembrare simbolo di scarsa autostima, ma potrebbe anche essere la conseguenza di stanchezza mentale e fisica.
Un altro elemento importante, che spesso viene frainteso, è l’imprescindibilità tra segnale non verbale e individuo. Deve essere chiaro che un movimento o un’espressione che manda all’esterno dei messaggi emotivi non identidica la persona stessa.
Mi spiego meglio: non siamo ciò che sentiamo, né quello che manifestiamo attraverso il linguaggio del corpo. Siamo molto, molto di più, e questo non va dato per scontato.
Quindi attenzione a fare pensieri lineari. Vedi alla voce “intelligenza emotiva”.
Come capire il linguaggio del corpo.

Partiamo dal viso, e in particolare dagli occhi e dalla bocca. Dopotutto è spesso di uno sguardo o di un sorriso che ci si innamora.
Il contatto visivo (l’interlocutore ti guarda dritto negli occhi?), il battito delle palpebre (frequente, infrequente?), la direzione dello sguardo (destra, sinistra, in basso, in alto?), la dimensione della pupilla (si dilata o si restringe?).
Questi sono tutti elementi che ci danno un’indicazione degli stati d’animo della persona e di ciò che ci vuole comunicare.
Per esempio, una persona sicura di sè, determinanta e convinta di ciò che sta dicendo, guarda l’altro negli occhi, senza paura.
Attenzione però: uno sguardo troppo fisso può essere un tentativo di controllo emotivo (lo sosteneva anche Steve Jobs che utilizzava questo escamotage per intimorire i suoi interlocutori – come dice Walter Isaacson nella sua Steve Jobes: The Exclusive Biography).
Generalmente, quando proviamo ansia o paura, le nostre pupille si dilatano, e le linee guida della PNL (programmazione neuro linquistica) ci dicono che guardiamo a sinistra quando mentiamo.
Insomma, quando si dice che da uno sguardo si può capire tutto…
Bocca: il sorriso (ampio oppure appena accennato), le labbra increspate – che indicano preoccupazione; il labbro alzato o ribassato – spesso legato alla gioia o alla tristezza; coprire o meno la bocca a seconda dell’imbarazzo o senso di confidenza che proviamo…
Mani: appoggiamo una mano sulla spalla di un amico per fargli sentire la nostra vicinanza, stringiamo la mano di uno sconosciuto per presentarci o facciamo una carezza per esprimere amore e affetto.
Le mani possono comunicare moltissimo di noi. Veicolano la nostra forza (una stretta di mano solida conferisce sicurezza) e la nostra fiducia negli altri (quando tocchiamo qualcuno vogliamo fargli capire che desideriamo entrare in contatto con lui/lei).
Una persona che si sente a proprio agio in una situazione muove tendenzialmente le mani con gesti ampi e frequenti – ma non troppo, altrimenti risulterebbe agitata.
Le mani saranno invece più contratte se la persona si sente insicura e prova emozioni “negative”. Disclaimer: non esistono emozioni positive o negative, queste sono etichette – tavolta utili e inutili – che diamo loro per catalogarle, ma tutte le emozioni sono necessarie.
Non solo: le mani aperte verso l’alto esprimono disponibilità e apertura, le mani chiuse a pugno invece trasmettono chiusura e ostilità; se intrecciate comunicano tensione.
Se sono nascoste o seminascoste dietro la schiena oppure nelle tasche, dicono che la persona non vuole rivelarsi completamente.
Lo stesso vale per le gambe e la postura in generale: una posizione chiusa comunica resistenza e insicurezza, una postura aperta rivela assertività e determinazione.
Persino ciò che indossiamo può comunicare tanto di noi: la moda, infatti, è un mezzo di comunicazione potentissimo.
Per oltre 10 anni ho lavorato nel settore del fashion – dalle case editrici a quelle di produzione, passando per gli eventi e il marketing – e di una cosa sono certa: l’immagine conta.
Purtoppo spesso conta più del resto, ma questa è tutta un’altra storia.
Se indossiamo un capo nero piuttosto che rosa, non solo riveliamo le nostre preferenze cromatiche (armocromia docet), ma comunichiamo come ci sentiamo quel giorno o in quel momento. Veicoliamo un’immagine precisa che vogliamo dare di noi.
Andiamo per esempio a un incontro di lavoro in cui incontreremo persone importanti? Vogliamo dunque lasciare un’impressione di noi che sia professionale, accurata, positiva.
Allora, probabilmente, sceglieremo di indossare un completo formale con dei dettagli che ci caratterizzano: magari degli orecchini particolari o un orologio minimal. Dipende dalla personalità e dal desiderio comunicativo.
Accade sempre, per tutti: la prima cena con i suoceri, la festa cool, la giornata in spiaggia e persino quando andiamo a fare la spesa…
Come scegliamo di acconciare i capelli, il colore della montatura degli occhiali, i gioielli e il makeup: tutto può dire qualcosa di noi. Non è mai bene essere didascalici, questo è sicuro.
Un abito nero non è indice per forza di una persona seriosa e responsabile, così come tanto colore rappresenta una persona felice in senso assoluto.
Ma è innegabile che anche il fuori è un canale d’accesso al dentro, e il linguaggio del corpo passa (anche) da qui.

Per cui, se desideri applicare una comunicazione efficace nelle tue relazioni felici – romatiche, amicali, familiari, lavorative – è importante lavorare anche sul linguaggio corporeo, i segnali non verbali.
Non preoccuparti di controllare tutto, concentrati piuttosto su un singolo aspetto alla volta. Può essere utile, per riconoscere la tua attuale modalità di comunicazione non verbale, osservarti un po’ allo specchio o nelle foto e video in cui sei presente.
Guarda come ti muovi, come si muovono le tue mani, le tue gambe, i tuoi occhi; com’è posizionata la tua schiena, osserva i tuoi vestiti. Serve partire dalla consapevolezza di ciò che siamo ora, per poter migliorare laddove desideriamo cambiare.
Un passo alla volta, senza giudizio e con fiducia. Non esistono doti comunicative innate: il nostro non verbale – tanto quanto il verbale e paraverbale – può essere allenato.
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