Comunicazione assertiva: cos’è e perché ci può cambiare la vita

A come assertività, un elemento essenziale per comunicare in modo efficace e avere relazioni serene, basate sull’ascolto e rispetto reciproco. Tutto quello che non ti hanno mai detto sulla Comunicazione assertiva.

Ho capito che cosa fosse l’assertività solo qualche anno fa, mentre studiavo per diventare Life Coach certificata. Assertività significa sapersi relazionare con le persone in modo efficace. Essere assertivi vuol dire saper ascoltare l’altro, rispettarlo e condividere i propri pensieri con determinazione.

La comunicazione assertiva è una competenza sociale estremamente importante, soprattutto oggi. Si tratta di uno stile comunicativo che va oltre il tipico comportamento aggressivo o passivo che purtroppo conosciamo molto bene.

Quando si parla di assertivitià, invece, leggo negli occhi della gente molta perplessità. Tengo spesso delle lezioni di comunicazione assertiva per scuole e aziende, e mi capita di frequente che le persone fraitendano il termine assertività, credendo che significhi essere accondiscendenti.

In realtà è proprio il contrario. Saper dire di no è una delle caratteristiche fondanti del comportamento assertivo, che si distingue per la sua sicurezza e tranquillità nell’espressione di sè. Ma approfondiamo nel dettaglio.

I 3 livelli di comunicazione per poter comprendere la comunicazione assertiva

Noi tutti comunichiamo attraverso tre differenti livelli, che è importante riconoscere:

  1. Livello di comunicazione verbale: la scelta dei vocaboli che usiamo, le parole, la grammatica e la sintassi
  2. Livello di comunicazione non verbale: i gesti, i movimenti del corpo, la prossemica, lo sguardo, l’abbigliamento
  3. Livello di comunicazione paraverbale: il tono della voce, il timbro vocale, la frequenza, l’uso delle pause e dei silenzi

Quando guido delle lezioni di comunicazione – scritta e orale – questo è un argomento che mi piace molto trattare. Lo diamo per scontato e invece è alla base di tutte le nostre interazioni quotidiane.

In particolare mi piace sottolineare l’importanza del linguaggio non verbale e paraverbale, che definisco “la ciliegina sulla torta” perché possiamo parlare e scrivere in modo grammaticalmente perfetto e conciso, ma se non sappiamo muoverci nel modo giusto e usare la voce nel modo giusto, ciò che diciamo va vanificato. Lo dimostra uno dei miei TED Talk preferiti, quello di Will Stephen – New York, 2015.

Detto quindi che ciascuno di noi per comunicare con altre persone ha a disposizione questi tre canali, vediamo ora come di solito impariamo a comunicare e come invece dovremmo comunicare – per avere relazioni sane e felici e sentirci bene con noi stessi.

Comunicazione passiva

La persona che comunica in modo passivo la riconosciamo subito: parla poco e a bassa voce per non farsi troppo udire, tende ad avere uno sguardo rivolto verso il basso o comunque non diretto all’interlocutore. Ha un incendere lento, a volte le spalle ricurve, una postura chiusa.

Ecco quanto conta saper individuare i tre canali di comunicazione.

Poi che cosa fa la persona passiva? Ha paura di esprimere le proprie idee, le proprie emozioni. Teme che questo posta essere controproducente, che l’altra persona smetta di amarlo o che lo critichi, lo punisca in qualche modo. Si fa quindi guidare dall’emozione della paura.

La persona passiva si sente vittima, sempre. Degli altri, del sistema, del proprio capo al lavoro, dei colleghi, del partner o degli amici. Non si prende mai le sue responsabilità: è sempre colpa di qualcunaltro o qualcosaltro, nessuno lo capisce, non è colpa sua – dice a sè stessa. E poi finirà per sentirsi in colpa.

Il risultato del comportamento passivo è che l’opinione di queste persone non viene mai presa in considerazione, nei discorsi di gruppo nessuno si ricorda di chiedergli come la pensa – perché tanto lui/lei non si espone mai.

“Non è colpa mia, io pensavo che…”.

“Va bene, farò tutto quello che vuoi”.

Comunicazione aggressiva

A differenza della passività, l’aggressività si mostra con gesti irruenti, volume e tono della voce alti, movimenti veloci, invasione degli spazi altri, sguardo fin troppo diretto – tanto da intimorire o infastidire.

Chi comunica in modo aggressivo ha la capacità di esprimere le proprie opinioni, ma lo fa in un modo inefficace, che lo porta a scontrarsi con gli interlocutori e minare la serenità sua e di un gruppo.

La persona aggressiva attacca, ordina, giudica, etichetta. E a nessuno piace essere attaccato, comandato, giudicato, etichettato. A guidare la modalità di comunicazione aggressiva è ancora una volta un’emozione, ma attenzione: si tratta di un’emozione che ne maschera un’altra.

“Basta! Hai rotto le scatole, non mi interessa ciò che hai da dire”.

“Io ho ragione, tu hai torto”.

Facciamo un esempio pratico: quando una mamma perde di vista il proprio bambino, perché magari si è messo a giocare dietro il muro di casa, poi lo trova e lo sgrida. Si arrabbia.

La rabbia è l’emozione base che guida l’aggressività, ma pensiamoci bene. Sotto sotto, che cosa prova la mamma quando non vede più il suo bambino?

Paura. Sempre paura. Se la parsona passiva però ci sguazza nella paura, la persona aggressiva non riesce a fronteggiarla, quindi sceglie la strada della rabbia, che per lei è più facile. Ma ecco che aggressività e passività hanno molto in comune.

Non a caso si può parlare di comportamenti passivo-aggressivi, che mescolano i due approcci. Da una parte la persona si sente vittima, ma si comporta anche da carnefice. “Vabeh tu non hai capito niente, ci sono rimasto male, mi hai ferito e per colpa tua non crederò più in me stesso”.

In questa frase passivo-aggressiva d’esempio chi parla prende le parti della vittima, la persona ferita che ha subito un torto, però allo stesso tempo attacca e dà la colpa al’altro.

Comunicazione assertiva: Ecco che cos’è

Donna che sorride di fronte ad una lavagna che cerca dimostra di voler comunicare in maniera assertiva

Ma eccoci qui, nel mezzo. La persona assertiva è in equilibrio tra aggressività e passività: non giudica, piuttosto ascolta, rispetta l’opinione altrui anche se diversa, e poi sa comunicare il proprio punto di vista sulle cose – non senza paura, ma sa affrontare quella paura, lasciando da parte la rabbia.

Chi conosce i linguaggio assertivo è in grado di esprimere i propri bisogni ed emozioni, nel rispetto dell’altro. Guarda negli occhi l’interlocutore, senza invadere il suo spazio personale, usa il proprio corpo in modo contenuto ed efficace, gesticola ma non troppo.

La sua voce è calma, neutra – non ha un volume nè alto nè basso, può essere ascoltata da tutti i presenti nella stanza senza infastidire, anzi attrae. Lo stile assertivo è riconoscibile a chilometri di distanza, perché non c’è traccia di aggressività né di passività in esso.

La persona assertvia si riconosce perché è luminosa, raggiunge i propri obiettivi – sia di crescita personale che professionali – cammina a testa alta, dimostra empatia, ha una vita serena. Non senza problemi, ma sa cogliere la felicità e la bellezza dei singoli momenti. Non aspira alla perfezione, crede in sè e prova a vincere le sue battaglie ogni giorno con coraggio e sensibilità.

Purtroppo nessuno ci ha mai insegnato ad essere assertivi: di solito tra le mura di casa, a scuola e nella società impariamo i primi due stili. Da una parte “se non attacchi per primo verrai schiacciato”, e dall’altro “porgi sempre l’altra guancia”. Dei modi di dire obsoleti che però raccontano molto bene come siamo abituati a comunicare e vivere.

Consigli per diventare assertivi

Per lavorare sulla propria assertività consiglio sempre questi step essenziali:

Due persone una di fronte l'altra che comunicano tensione

1) Osserva il tuo modo di comunicare

Fai delle prove allo specchio e recupera dei video o delle foto in cui parli con qualcuno. Come e ogni quanto muovi le mani? Dove guardano i tuoi occhi? Il tuo ritmo vocale è veloce o lento, il tuo volume alto o basso? Quali indumenti indossi? Come gestisci lo spazio intorno a te?

Riconoscere il proprio modo di espriemrsi è il primo passo per poterlo migliorare.

2) Usa verbi invisivi

Comincia a lavorare sul tuo vocabolario. Trascrivi tutti i verbi che esprimono sicurezza, determinazione e allo stesso tempo serenità. Ad esempio: decidere, proporre, invitare, credere, ritenere…

“Io ritengo che… Io credo che… Ti propongo questo…”.

La persona assertiva crede nelle sue possibilità di superare gli ostacoli e le sfide della vita, quindi non teme il giudizio altrui. Si esprime attraverso verbi decisi, sicuri, solidi – senza però imporsi e aggredire.

3) Prediligi frasi attive e positive

Mai iniziare una frase con il NON. Il “non” indica una negazione e il nostro cervello percepisce subito un “problema”. Invece, se usiamo frasi positive che propongono soluzioni anziché ostacoli, l’interlocutore si sentirà ascoltato, capito, aperto al confronto.

Le frasi passive hanno grammaticalmente meno forza di quelle attive, nelle quali il soggetto compie l’azione anziché subirla. Qui parliamo proprio di sintassi e grammatica: non voglio annoiare nessuno, ma credo che sia troppo importante non dare per scontato alcune linee guida della nostra lingua.

Frasi attive e positive = apertura, possibilità, confronto.

4) Esercitati con il non verbale e il paraverbale

Davanti a uno specchio o un interlocutore “complice” metti alla prova dei movimenti assertivi. Quali? Guarda negli occhi il tuo interlocutore mentre parli, mantieni una postura solida ma non rigida, aperta ma non invadente. Scegli un abbigliamento che ti fa sentire a tuo agio.

Modula il tono della voce in modo tale che sia udibile ma non fastidioso, utilizza un volume medio-alto e un ritmo calzante – non troppo veloce da risultare ansioso nè troppo lento da sembrare annoiato o insicuro.

Fai respiri calmi e profondi, delle pause tra un argomento e l’altro, sfrutta i silenzi per generare curiosità e non averne paura. I momenti di silenzio spesso ci fanno paura perché siamo abituati a riempirli. Il vuoto spaventa, ma solo perché c’è silenzio non significa che non stia accadendo niente.

5) Allenati a dire di NO

Uno degli aspetti più controversi della comunicazione assertiva, ma tra i più importanti. Saper dire di NO ai propri interlocutori è cosa buona e giusta, anzi sacrosanta, soprattutto per un equilibrio vita-lavoro.

Siamo abituati a dire di sì a tutti, perché – come dicevamo prima – ci hanno insegnato che per essere brave persone dobbiamo essere dediti agli altri.

L’egoismo ha nella nostra cultura un’accezione negativa, eppure l’altra faccia dell’egoismo è la cura di sè. Sapersi amare e prendersi cura di sè stessi è necessario per diventare assertivi e avere relazioni positive, in famiglia, al lavoro, sempre.

E dire di no, anche se spesso costa fatica, è fondamentale per accrescere la propria autostima e sentirsi rispettati. Attenzione: si può dire di no in modo aggressivo, senza cioè l’ascolto e il rispetto reciproco, oppure in modo assertivo. C’è differenza.

“No, mi dispiace, oggi non posso rispondere a questa tua richiesta perché ho degli altri impegni già prefissati. Però posso aiutarti domani” oppure “però credo fortemente che tu possa fare questa cosa da solo meglio di quanto credi; ecco un suggerimento che spero possa esserti d’aiuto…”

La persona assertiva sa dire di no senza temere il giudizio altrui, è consapevole che dire di no è un suo diritto e che esso non calpesta i diritti dell’altro. Quando ci sentiamo autorizzati a dire no, diventiamo più sicuri di noi stessi, ma non aggressivi, anzi: ascoltiamo e mostriamo empatia per gli altri, ma non per questo calpestiamo i nostri bisogni, desideri ed emozioni.

Se vuoi approfondire la comunicazione assertiva mandami una mail a [email protected].
Tra i miei percorsi di coaching e consulenza totalmente personalizzati, offro anche la possibilità di lavorare sull’assertività in campo familiare e relazionare oppure lavorativo e per la carriera.

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