Coaching e filosofia (antica): e se fosse la ricetta giusta per la crescita personale?

L’intento della filosofia era colmare il vuoto lasciato da quesiti come Chi sono? Qual è il mio scopo? Secoli dopo, il coach, un filosofo 3.0, ti guida alla scoperta di te e del mondo. Lo conferma un podcast

Qualche tempo fa mi sono imbattuta in un curiosissimo podcast, The Daily Stoic, di Ryan Holiday – 34enne statunitense autore di 11 libri, fra cui The Daily Stoic, da cui prende ispirazione il podcast, che racconta come la filosofia antica porti ancora dei grandi insegnamenti nell’era contemporanea.

C’è da chiedersi anzittutto cosa abbia spinto un trentenne a trattare di una disciplina così arcaica. La risposta l’ho trovata ascoltando qualche puntata del podcast: pur essendo datata, complessa e tavolta austera, la filosofia antica – attenzione, non quella moderna – è ricca di spunti molto attuali. O meglio, gli argomenti di cui si occupa sono senza tempo, e pertanto trovano spazio anche nel 2022, in una società digitale e digitalizzata, globalizzata e piena di contraddizioni.

Consulente di marketing e comunicazione, proprietario di una libreria, ex direttore del marchio di moda urbana Made in US American Apparel – Holiday scala le classifiche di Spotify in pochi giorni con il suo podcast. In particolare ama Seneca, Marco Aurelio ed Epitteto, ma non disdegna tutti gli altri grandi nomi della filosofia Greco-Romana. E all’ascolto è tutt’altro che noioso.

Da The Daily Stoic Pagina Instagram

Partiamo dal presupposto che dal Medioevo in poi la filosofia, come strumento di comprensione del mondo e di crescita personale, è diventata sempre meno importante per la persona. Oggi, infatti, è considerata per lo più una disciplina meramente teorica, astratta, riservata a pochi eletti – studiosi, dottorandi e ricercatori umanistici.

Quello che con grande coscenza e cura ha fatto Ryan Holiday è chiedersi dove sono finite le nozioni, i concetti chiave e gli esercizi pratici che erano parte integrante, strutturale e costitutiva della saggia filosofia antica?

Anche un italiano affronta questo argomento, in modo più tradizionale, sul suo sito web: Luca Stanchieri – Presidente dell’Associazione Italiana dei Coach Professionisti ( AICP), nonché Responsabile Didattico della Scuola Italiana Corporate e Life Coaching.

Stanchieri conferma che in questi ultimi secoli la filosofia è pressoché scomparsa, il che è assurdo se pensiamo che nell’antichità aveva una funzione cruciale per le comunità. Lucrezio, Cicerone, Seneca, Epitteto e Marco Aurelio e i filosofi dell’epoca greco-romana, seguiti da Aristotele, Epicuro, Platone, Socrate e le altre grandi menti dell’Ellenismo, si mettevano tutti al servizio della società per risolvere enigmi come chi è l’uomo, qual è il suo scopo sulla Terra, cos’è l’amore.

E oggi? Se osserviamo le analisi di Pierre Hadot, uno dei più grandi storici e studiosi della filosofia antica, possiamo intuire che è nata una nuova professione a sostituzione del filosofo: il coach. Il coaching, in quanto allenamento delle potenzialità umane finalizzato alla crescita personale dell’individuo, al raggiungimento dei suoi obiettivi e della felicità, è a tutti gli effetti la cosa più vicina agli intenti della filosofia.

Spesso il coaching viene paragonato alla psicologia, ma le due discipline nascono da presupposti diversi. Il primo viene appunto dalla filosofia che, come materia umanistica, accompagna i quesiti esistenziali dell’uomo e cerca di diventarne una guida. La seconda è una scienza che affonda le sue radici nella matematica e nella medicina, ha l’intento di comprendere, e talvolta curare, il funzionamento della mente. In comune, certamente, hanno l’obiettivo di supportare la persona, ma lo fanno con approcci differenti.

Differenze tra filosofia antica e filosofia moderna


Perchè Ryan Holiday precisa che è la filosofia antica e non la filosofia moderna a contaminarci ancora? E perché anche Stanchieri nei suoi testi scrive lo stesso? Nell’epoca ellenistica e romana la filosofia era un vero e proprio insegnamento, era considerata l’arte di imparare la vita che spiegava un modo autentico di essere e divenire. Suggeriva una pratica quotidiana che andava meditata e messa alla prova sempre, e mirava inoltre ad essere d’esempio. Insomma, la teoria della filosofia antica non rimaneva mai tale, scolpita nei libri e solo nei libri, ma veniva messa al servizio della persona. Diventava pratica.

“Lo scopo della scienza della natura è quello di procurare la serenità dell’anima.” _ Epicuro

Inoltre, c’è da dire che le opere filosofiche greche e romane – a differenza di quelle moderne – erano legate all’oralità: la filosofia antica è orale. Una sorta di colloquio, come quello che oggi conduce un life coach con il suo coachee. Anche quando veniva letto un libro, ci si recava dal filosofo (= significato etimologico, amante della sapienza) per ascoltarlo, interrogarlo, discutere con lui in modo sano e costruttivo. La scrittura non era che un espediente per aiutare la memoria, mentre la vera sapienza stava nei discorsi orali.

La filosofia moderna, invece, si presenta come la costruzione di un linguaggio tecnico, specifico, forbito, riservato agli specialisti, ed è principalmente scritta. Oggi in Occidente è rinchiusa nelle biblioteche degli studiosi, dottorandi e insegnanti universitari di filosofia.

Non ci siamo accorti, quindi, che quella che una volta chiamavamo filosofia ora prende il nome life coaching, o meglio, non si pone come sostituto ad essa, ma ne fa un omaggio e ne trae ispirazione. Gli esercizi spirituali, la ricerca di sé stessi e dei propri obiettivi a breve e lungo termine, il bisogno di un lavoro che soddisfi non solo i bisogni primari ma anche i sogni, le inclinazioni e valori dell’individuo – sono tutte attività che erano fondamentali per Platone & Co. e che oggi rivivono nelle scuole di coaching di tutto il mondo.

Il coaching e la filosofia nell’era digitale

L’era del digitale – anche se ormai quest’espressione suona datata e fuori moda – è priva di senso della vita, anche se tutti i suoi mezzi avanzati si adoperano per migliorarne la qualità. È un’utopia, quasi, per rimanere in tema di filosofia, perché i troppi comfort e le infinite possibilità (di consumo, di stile di vita, di carriere disponibili) ci hanno anestetizzato e reso difficile scegliere.

Fare coaching, oggi, attraverso lo studio di manuali e la pratica quotidiana di scrittura e meditazione, è la cosa più vicina in assoluto alle situazioni tipiche dell’Antica Grecia e Antica Roma che abbiamo visto prima, in cui le persone interpellavano i filosofi in cerca di risposte su sé stessi, gli altri o la realtà.

Ed ecco che la figura del coach si evolve e diventa il filosofo 3.0 – di cui avevamo effettivamente bisogno.


Essere un coach e fare esercizi di coaching

Tutti gli esercizi di coaching, da quelli sull’autostima fino al lavoro, hanno come fine ultimo la realizzazione di sé tramite il proprio miglioramento costante. Non importa quale sia la scuola in cui il coach si è formato, tutte, seppur con metodi diversi, concordano sul fatto che tutte le persone possono crescere, migliorare e cambiare per realizzarsi e raggiungere la felicità.

Tuttavia, va specificato che, sia nel coaching che nella filosofia, con felicità s’intende uno stato d’animo che si raggiunge a compimento di un’esperienza di appagamento. Ma essa non è e non sarà mai un’emozione permanente né tantomeno raggiungibile con degli step predefiniti. Dopotutto era definita anche da Socrate come il bene supremo pratico cui l’uomo può aspirare nella vita e al cui raggiungimento deve essere orientato il suo agire.

Alla base di questo, viene fatto nel coaching un parallelismo tra esercizio fisico, del corpo, ed esercizio spirituale, della mente. Il nuovo filosofo, life coach, con la sua esperienza e formazione, può aiutare la persona ad allenare la mente, proprio come un coach sportivo forma il corpo di un atleta attraverso un programma di allenamento fisico. Entrambi trasformano la vita della persona.

Possiamo immaginare l’attività di coaching come una ginnastica dell’anima. Del resto ogni scuola filosofica insegnava ai discepoli a condurre un nuovo tipo di vita. La pratica degli esercizi spirituali
implicava un rovesciamento totale dei valori riconosciuti come tradizionali; si rinunciava ai falsi valori per rivolgersi verso quelli più veri: il pensiero, la vita semplice, la felicità di esistere.

Gli esercizi di coaching non sono solo attività della mente, ma hanno potere trasformativo per tutte le sfere della vita di una persona, dalle relazioni all’autostima, fino alla carriera e al tempo libero.

Inoltre, tra coach e coachee (la persona che si rivolge al coach per avere una guida e un supporto), si crea un rapporto di parità, in cui non è il primo ad insegnare al secondo, ma entrambi creano insieme un percorso unico. Questa maieutica rovescia i rapporti fra quelli che erano definiti maestro e discepolo della filosofia. E ciò, come scrive anche Kirkegaard, è esattamente il ruolo di un coach.


Cito Luca Stanchieri: “Essere un coach non significa dire “è così”. Non significa neanche impartire lezioni. Essere un coach significa essere un discepolo in primo luogo. E come un discepolo, il coach deve allenare se stesso, tutti i giorni. A partire dalla cura delle sue autentiche potenzialità e
vocazioni, il coach deve trattare la sua mente come un tempio, frequentando ogni aspetto della cultura umana, ricercando saggezza e umanità. Studiare, leggere, scrivere tutti i giorni  intorno ai grandi
temi che riguardano il suo campo di intervento (adolescenza, imprese, mondo, società, politica, leadership) è una tipica attività di allenamento del pensiero creativo e costruttivo, lo stesso che metterà a disposizione delle persone con cui lavora”.

Un coach professionista e serio, in sintesi, ha un progetto e un piano di crescita personale suo, e proprio come faceva il suo antenato filosofo antico, cerca di creare armonia nella sua vita e nella vita delle persone con cui lavora. Fa attività di journaling, riflette, legge, studia, esercita la sua mente – prima di guidare un altro a fare lo stesso. Ascolta in modo attivo (ascolto attivo del coach), dà feedback, guida e si fa guidare. Cerca di migliorarsi e migliorare, non sovrasta il suo interlocutore, a volte ha successo e a volte fallisce, ma non per questo smette di ambire alla felicità. Sa bene quanto sia fragile l’essere umano e pertanto non smette mai di lavorare su se stesso – esattamente come facevano i filosofi prima di lui.

Filosofo e coach, quindi. Entrambi conoscitori delle emozioni, bisogni, limiti e confini della persona, li immagino andare a braccetto nella sala studio della biblioteca – che però non è vuota, bensì riempita di persone curiose e interessate alla propria crescita personale. Finalmente hanno qualcuno con cui parlarne.

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