3 lezioni sulle emozioni che ci insegna Inside Out 2

Sono andata al cinema a vedere Inside Out 2 il primo giorno di uscita nelle sale – e non solo perché sono una life coach. Lo aspettavo, ammetto, dal 2015 – anno in cui è uscito il primo capitolo, Inside Out. E, fortunatamente, non sono rimasta delusa.

Breve riassunto, per chi non lo avesse mai visto: la protagonista si chiama Riley, che nel primo film è una bambina di 11 anni e, nel secondo capitolo, ormai una preadolescente. La storia, in entrambi i film, gira attorno alle emozioni che Riley prova e che, crescendo, cambiano dentro di lei.

Le emozioni cambiano

Le emozioni cambiano, si evolvono. All’inizio ci sono solo Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto che, guarda un po’, sono proprio le 5 emozioni di base. Vengono chiamate così perché sono quelle emozioni innate che sorgono nei bambini piccoli e che accomunano tutti gli esseri umani. Sono legate alla sopravvivenza.

Poi esistono le così dette emozioni secondarie, che sono subordinate alle primarie e nascono cioè come forme più evolute di gioia, tristezza, rabbia, paura e disgusto. Proprio delle emozioni secondarie – alcune per lo meno (Ansia, Invidia, Imbarazzo, Ennui (e Nostalgia) – racconta il film d’animazione di Pixar forse più amato di sempre.

Negli Stati Uniti, in due settimane, la pellicola ha raggiunto un incasso di 355 milioni di dollari, nettamente il miglior risultato al box office del 2024. L’Ansa riporta: “Inside Out 2 ha conquistato il pubblico italiano con un incasso di quasi 17 milioni di euro (16.774.526) e più di 2 milioni 200mila spettatori in soli cinque giorni di programmazione, oltre ad alcune anteprime di martedì 18 giugno”.

Gioia farebbe i salti di… gioia!

Battute a parte, trovo questi dati molto significativi, specialmente perché il dibattito sull’intelligenza emotiva e l’importanza delle emozioni – grazie al cielo – negli ultimi anni ha popolato diverse pagine social di influencer, opinion leader, ma anche di aziende e personale medico, persone comuni.

Oggi sembra che parlare di emozioni e intelligenza emotiva sia stato finalmente sdoganato come qualcosa di utile, interessante, ma soprattutto necessario. Sicuramente in questo ha una parte di merito il life coaching, che sta diventando sempre di più uno strumento di crescita personale riconosciuto e utilizzato. Oltre ovviamente alla psicoterapia.

Qui vorrei raccogliere alcune informazioni interessanti che sono state pubblicate riguardo a Inside Out 2 e anche riportare la mia personale esperienza di visione di questo film d’animazione Pixar che sta facendo tanto parlare di sé.

Inside Out 2: come funzionano le emozioni

Personalmente trovato la rappresentazione di Ansia, Invidia, Imbarazzo, Ennui (e Nostalgia) molto azzeccate. Certo, un poco didascaliche, come Gioia & Co., ma del resto il simbolismo iconografico e gli stereotipi ci aiutano a comprendere più facilmente la realtà e darvi un senso.

Mi spiego meglio: ovviamente Rabbia è rappresentata da un maschio, di colore rosso, che quando scalpita gli va in fiamme la testa. La rabbia è un’emozione associata all’energia maschile, il rosso è il colore della forza ma anche del pericolo, il fuoco è relazionabile all’emozione dell’ira. Insomma, un disegno molto preciso e chiaro.

Lo stesso vale per le altre emozioni. Ansia, vera star del secondo capitolo del film, è una piccola creatura che si muove molto velocemente, sorride a mille denti balbettando e si preoccupa costantemente di cosa potrebbe succedere se… In effetti, nella testa di Riley, Ansia proietta una serie di scene possibili che le mostrano come potrebbe andare (tendenzialmente male) qualcosa.

Il film ha al centro la fase dell’inizio dell’adolescenza, un momento della vita in cui – si sa – le emozioni sono molto confuse. Riley si trova per la prima volta di fronte a delle insicurezze riguardo le sue amicizie e i suoi sogni. Ansia arriva nel “quartier generale emotivo” della ragazzina (porta proprio le valigie, perché lei è qui per restare e infatti in età adulta l’ansia ci accompagna spesso) e scombussola tutto, ma proprio tutto.

Con lei ci sono Invidia – piccoletta verde (quando si dice “verde d’invidia”…) con gli occhioni grandi grandi (per guardare meglio “l’erba del vicino che, appunto, è sempre più verde”); Imbarazzo – maschio, alto, grosso e goffo, con indosso una felpa oversize nella quale si può nascondere quando, bé, è in imbarazzo; Ennui –  un termine francese che si riferisce alla noia esistenziale, quella sensazione di attesa costante e monotonia che rende gli animi perennemente insoddisfatti. Un mood tipicamente adolescenziale e un po’ francese (parliamo sempre di stereotipi che ci aiutano a capire e semplificare la realtà). Infatti Ennui ha un accento parigino e indossa un abbigliamento riconducibile allo stile minimalista delle donne francesi. E solo di sfuggita conosciamo Nostalgia – una dolce vecchina che esce dalla porta dell’inconscio con in mano una tazza di tè, ma viene rispedita dentro perché le altre emozioni le dicono “tu sei in anticipo, ti aspettiamo almeno dopo che Riley avrà finito l’università).

Questi personaggi sono tutti adorabili e simpatici, fanno sorridere, fanno riflettere, ciascuno a modo suo, e incarnano le caratteristiche delle emozioni che rappresentano in modo tanto pertinente.

Altri ruoli curiosi che compaiono nel cartone animato Pixar sono i poliziotti della mente, tutti uguali, blu, sempre pronti a intervenire quando qualcosa va diversamente dal solito; i palloncini giganti che raffigurano i lavori ideali che Riley ha sognato di fare da grande; i maschi per cui si è presa una cotta, come il personaggio di un videogioco giapponese. Interessante l’immagine delle emozioni represse e rinchiuse nel barattolino in vetro portato dai poliziotti della mente nel subconscio.

Insomma, c’è davvero tantissimo in questa pellicola animata che è per i bambini ma forse soprattutto per i grandi. Cosa secondo me, più di tutto, possiamo portarci a casa da Inside Out 2? Leggi qui sotto.

Lezioni sulle emozioni da Inside Out 2

1) L’ansia non è tua nemica

Può combinare spesso casini e farti stare male, molto male, ma se la accogli con compassione e senza giudizio può diventare una grande alleata. L’ansia dunque, nella giusta quantità, ci permette di performare meglio, di attivarci per raggiungere i nostri obiettivi.

Infatti il personaggio di Ansia è animato da buone intenzioni: vuole aiutare Riley a realizzare i suoi sogni – vincere la partita di hockey, entrare nella squadra, farsi nuove amiche, crescere felice e realizzata – chi non lo desiderava a quell’età? Però, proprio perché incapace di uscire da questi pensieri ossessivi, l’ansia porta la piccola Riley a bloccarsi e la confusione dei suoi sentimenti (che sul grande schermo viene rappresentata da Ansia e dallo “schermo” della mente di Riley in totale tilt) sfocia in quello che potremmo chiamare un attacco di panico, o attacco d’ansia.

Eppure, alla fine, Ansia capisce, con l’aiuto di Gioia e degli altri personaggi, che se vuole davvero bene alla ragazzina deve lasciarla andare. E quando lo fa… Come per magia, tutto riprende il suo posto, e Riley può continuare a crescere, vivere. Così come deve essere naturalmente. Aka – lasciare andare è cosa buona è giusta.

2) Essere sempre felici non è naturale

Siamo sempre alla ricerca del benessere, fuori e dentro, ma è importante ricordarci che anche emozioni come la tristezza, la paura, il disgusto, la rabbia, l’ansia, l’invidia, l’imbarazzo e la noia (e molte altre) fanno parte del nostro magnifico ventaglio emotivo (ho già parlato nel mio blog del Fiore delle Emozioni di Plutchick). Nella coesistenza tra tutte le emozioni troviamo il vero senso della vita.

Nel film, sia Gioia che Ansia cercano di eliminare dalla mente di Riley tutti i ricordi non felici o quelli che potrebbero indurre a situazioni negative, ma entrambe alla fine capiscono che non è possibile. Riley, e ciascuno/ciascuna di noi, ha bisogno di tutte le emozioni per vivere pienamente, crescere ed evolversi.

Anche i pensieri più scomodi e dolorosi o faticosi fanno parte di noi ed è giusto, sano e naturale così.

3) Tutte le emozioni servono

Si tende a categorizzarle in emozioni positive o emozioni negative, ma tutte ci servono, tutte sono utili e necessarie per la nostra consapevolezza. La paura può bloccarci a volte, ma allo stesso tempo ci mantiene al sicuro; la rabbia ci fa litigare con gli altri, ma ci difende anche dalle ingiustizie subite e ci ricorda cosa è importante per noi; la tristezza ci fa sentire giù, ma senza di lei non sapremmo prenderci cura di noi stessi.

Quando abbiamo un buon livello di QE – quoziente emotivo – e quindi di intelligenza emotiva, riusciamo anche a comunicare in modo efficace.

E tu, cosa hai apprezzato di Inside Out 2? A che cosa ti ha fatto pensare, come ti ha toccato?
Fammelo sapere nei commenti!

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